Arti e mestieri a Roma. Botteghe storiche, perdute, rimaste tra Piazza Navona e il Pantheon. Visita guidata

Un itinerario tra memoria e toponomastica, luoghi e racconti. Con Penelope
Tra Piazza Navona, il Pantheon e Campo de’ Fiori, la memoria dei mestieri è parte essenziale del patrimonio civico di Roma. Le botteghe che ancora resistono, quelle trasformate e quelle ormai scomparse compongono un paesaggio che non coincide soltanto con ciò che è visibile: è un intreccio di gesti, di tecniche, di economie minute che hanno sostenuto la vita dei quartieri per secoli.
Molti mestieri erano già scomparsi un secolo fa, perché il progresso tecnico li aveva resi superflui. Altri sono nati all’inizio del Novecento, quando Roma, divenuta capitale, vide crescere vertiginosamente la popolazione e richiese una nuova manodopera specializzata. Questa stratificazione — ciò che è finito, ciò che è nato, ciò che si è trasformato — è parte della storia urbana tanto quanto i monumenti che la circondano.
Le radici sono ancora più antiche. Nel Medioevo, le corporazioni romane erano organizzate nelle Università, con sede in Campidoglio: comunità di mestiere che regolavano l’apprendistato, la qualità del lavoro, la tutela dei membri. E storicamente le botteghe simili si disponevano nello stesso luogo, spesso sotto la protezione di una chiesa, di un santo o della Vergine locale, che vegliava sul mestiere e ne garantiva la continuità. Le strade che ancora oggi portano il nome di un’arte sono eredità diretta di questa geografia del lavoro.
In questo contesto, la memoria individuale ha un valore inestimabile, anche quella di ciascuno di noi. Ricordare mestieri che non esistono più — quelli che un tempo animavano piazze e vicoli, quelli che oggi sopravvivono solo nei racconti di chi li ha conosciuti — significa riconoscere che la tutela non riguarda soltanto ciò che è rimasto, ma anche ciò che è stato perduto. Le assenze sono parte della città quanto le presenze: raccontano trasformazioni, fragilità, scelte economiche e culturali che hanno inciso sul volto del centro storico.
Camminare tra queste vie diventa allora un esercizio di consapevolezza: leggere Roma come un archivio civico, attraverso la memoria dei mestieri — presenti, perduti o trasformati — non è un esercizio di rimpianto. Si tratta invece di conservare e tramandare un elemento essenziale dell’identità urbana. Significa riprendere possesso anche di quelle strade ormai sacrificate sull’altare del turismo, anche per riconsegnare a chi ci amministra un diverso intendimento di città. Custodire questa memoria significa riconoscere il valore del lavoro che ha costruito la città e affermare che la cura di Roma passa anche attraverso la capacità di ricordare e preservare ciò che l’ha resa viva: le persone che la attraversano e la hanno attraversata.
INFO PRATICHE
Sabato 28 novembre ore 10.30 con Penelope Filacchione
Prenotazione obbligatoria entro il 27 novembre, artsharing.roma@gmail.com oppure WhatsApp 3389409180
Nessun biglietto d’ingresso, quota visita soci guidata 10 euro (12 euro ospiti) incluso noleggio eventuali radio.
Ulteriori info per partecipare alle nostre attività si trovano QUI
N.B. Le nostre attività si svolgono in osservanza delle norme sanitarie in vigore al momento dell’iniziativa