Monteverde sotterranea. Facciamo il punto.

Monteverde sotterranea. Facciamo il punto.
di Penelope Filacchione
Il nostro quartiere è ricco di aree archeologiche sotterranee, quasi tutte a funzione cemeteriale antica. Questo perché in epoca romana non si poteva seppellire in città, quindi tutti (pagani di ogni genere, cristiani ed ebrei) seppellivano lungo le vie consolari fuori dalle mura e dal perimetro abitato: nel nostro caso la via Aurelia e la via Portuense. Alcuni di questi monumenti sono stati ritrovati già dai primi archeologi nel Cinquecento, ma la maggior parte è stata individuata casualmente nel corso di costruzioni a partire dai primi del Novecento, quando la nostra zona perse la sua natura campagnola e divenne residenziale. Contiamo almeno tre catacombe cristiane importanti, come San Pancrazio, Ponziano e Calepodio: la prima si trova sotto la basilica e da qualche anno è possibile ogni tanto accedere con una guida (cercate gli avvisi!), anche se soltanto per una parte e con cautela perché la basilica stessa è antichissima e molto fragile. Le altre danno nome alle vie omonime del nostro quartiere e, a loro volta, prendono il nome dal proprietario del terreno oppure dal martire principale venerato nella catacomba già in antico, ma anche da nomi di santi martiri inventati nella letteratura medievale. Nelle fonti più antiche il cimitero di Ponziano aveva a dire il vero il simpatico nome di “Ad ursum pileatum” (All’orso con il cappello), che fa pensare all’insegna di un’osteria: una delle tante che hanno caratterizzato la nostra zona di produzione di vino bianco – il bianco di Monteverde! – fino all’inizio dell’epoca moderna. Tra l’altro, molto spesso i vecchi cimiteri ipogei nei secoli sono stati utilizzati come ricoveri per animali, ma anche come cantine: è il caso dell’Ipogeo di Scarpone, una sala funeraria pagana dove fino a pochi anni fa fu conservato il vino dell’omonima osteria (poi ristorante) al Gianicolo. Proprio questo luogo fu trasformato in infermeria d’emergenza durante i combattimenti della Repubblica Romana del 1849 e qui ricevettero i primi soccorsi i giovani combattenti per la Repubblica che presidiavano le mura e villa Medici del Vascello.
Sotto a Villa Pamphilj sono stati ritrovati nel tempo tre diversi tratti di catacomba, non meglio noti dalle fonti antiche, forse tratti di un cimitero più grande le cui gallerie sono franate nei secoli. Sotto a Villa Pamphilj peraltro esistono diversi ipogei pagani e cristiani, compresa una grande necropoli di epoca repubblicana molto ben conservata i cui resti sono però nell’area del casino Algardi di gestione della Presidenza del Consiglio dei ministri. A questo proposito, circolano leggende che vorrebbero le catacombe di Roma tutte collegate fra loro (!) o che quelle del Gianicolo costituiscano una rete speciale d’accesso segreto verso il Vaticano: nonostante siano storielle molto carine, non hanno alcun fondamento né storico né archeologico, considerando anzi che tutte queste gallerie sono molto più antiche della costruzione della basilica di san Pietro, sorta solo a partire dal IV secolo.
Sotto a Villa Sciarra c’è invece il Santuario Siriaco del Gianicolo (forse in realtà dedicato ad Osiride), dove fu trovata una statuetta in bronzo di una divinità orientale oggi conservata al Museo Nazionale Romano.
Sono da segnalare a Monteverde le Catacombe Ebraiche, di pertinenza di una comunità molto radicata già in antico, che aveva di certo anche altri piccoli cimiteri nella zona, alcuni individuati in anni recenti.
Queste sono solo alcune delle testimonianze che custodisce il nostro quartiere con i suoi colli: una zona naturalmente cava per la sua geologia, che si prestava benissimo all’uso funerario o sacro dei sotterranei.
Se calcoliamo che la gente di solito seppelliva i propri morti in una zona abbastanza raggiungibile, il sottosuolo ci restituisce il quadro della popolazione delle zone limitrofe al nostro quartiere: non Roma, ma ai margini di essa, dato che Trans-Tiberim, “di là del Tevere” (odierno Trastevere) divenne un quartiere di Roma solo con Augusto, circa 700 anni dopo la nascita della città come la intendiamo noi.
Vi abitavano e lavoravano moltissimi immigrati dal Vicino Oriente antico (attuali Siria, Turchia, Israele, Libano, Giordania, Iran, Iraq e parte dell’Arabia Saudita), sia dall’Africa Romana (Tunisia, Egitto, Algeria, Libia) impiegati sia nelle attività artigiane sia nei mestieri del fiume, come scaricatori, fiumaroli di vario genere, addetti alla cura delle imbarcazioni, ai magazzini portuali etc. Non solo ce lo rivelano i culti religiosi, ma spesso anche i nomi delle persone defunte segnati sulle tombe. Quindi una zona che oggi definiremmo multietnica e dove si parlavano probabilmente tante lingue diverse oltre che un latino e un greco molto adattati all’uso locale.
Leggo sul web molti reclami circa il fatto che “chi di dovere” tiene nascosti questi posti per chissà quale ragione o per incuria. Non è così. Alcuni di essi sono di pertinenza dello Stato, che li apre periodicamente attraverso la Soprintendenza Speciale, la maggior parte dipende invece dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (un ente non italiano, ma del Vaticano!), che li apre se possibile su richiesta inviando un archeologo e un operaio che vanno pagati per l’apertura, oppure gratuitamente in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio o nelle Giornate delle Catacombe. In ogni caso la visita avviene accompagnati e sempre in piccoli gruppi, non per qualche ragione di segretezza, ma sempre per la sicurezza del pubblico e comunque per la buona conservazione dei luoghi. Ricordiamoci infatti che non sono nati per la visita turistica, ma per la sepoltura dei morti: questi luoghi, che spesso presentano anche pareti dipinte o particolarità architettoniche, hanno duemila anni di storia e sono delicatissimi, il nostro solo respiro ha il potere di modificare il microclima sotterraneo e di danneggiare i reperti. Infine, i loro ingressi sono quasi sempre invisibili ai passanti perché, nonostante i sistemi d’allarme, c’è sempre qualche persona poco intelligente che cerca di intrufolarsi, facendo danni più o meno volontari, ma anche facendosi seriamente male perché non di rado le aree presentano frane e allagamenti. Gli studiosi e gli studenti universitari possono comunque accedervi su permesso o con i loro docenti, perché l’archeologia non si ferma mai. Quindi, rispondendo alle tante illazioni che si vedono in giro sul web, non c’è alcun segreto né alcuna incuria da parte delle istituzioni, ma la necessità di preservare testimonianze antiche di migliaia di anni che sono arrivate fino a noi riposando tranquillamente sotto terra.
(immagine da Wikipedia, proveniente dagli acquarelli di Wilpert, L’arte delle Catacombe)
INFO PRATICHE
La visita ai cimiteri e alle aree sotterranee di Roma si fa sempre accompagnati e su richiesta.
Per le aree che dipendono dal Ministero della Cultura seguite le pagine della Soprintendenza: https://www.soprintendenzaspecialeroma.it/
Le aree di gestione del Vaticano dipendono invece dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, di cui potete monitorare gli eventi qui: https://www.catacombeditalia.va/content/archeologiasacra/it.htm
Ulteriori info per partecipare alle nostre attività si trovano QUI
Tutte le nostre attività si svolgono nel rispetto delle normative sanitarie vigenti.