ATTRAVERSO LE IMMAGINI: DAL RINASCIMENTO AL XIX SECOLO. Le storie dell’arte con Penelope

grandi temi visivi della storia dell’arte
Con Penelope Filacchione
Riprendiamo il filo del nostro racconto attraverso la storia delle “iconografie”, vale a dire i modelli visivi che hanno segnato le diverse epoche. A fianco ai temi religiosi e civili che abbiamo già esplorato con il medioevo, se ne affiancano degli altri, oppure quelli già noti cambiano di significato anche per via del cambio di committenza. Così a fianco della Chiesa troviamo l’aristocrazia del denaro e del sangue italiana ed europea che ha nuove esigenze e nuove dimore. Se nel primo Rinascimento i quadri astrali diventano racconti della predestinazione al potere, la scoperta dell’antico diventa la scusa per raccontare eroi ed eroine del passato con significato allegorico del presente. E, ancora, il ritratto, una vera novità, che impazza – letteralmente – dal secondo Quattrocento in poi e che trova sempre nuovi modelli e nuove impostazioni. E mentre l’arte sacra si scontra con le necessità della Chiesa della Controriforma, proprio nei paesi protestanti nascono i nuovi generi artistici della modernità: la natura morta e il paesaggio, che ancora oggi amiamo così tanto. Inizio mercoledì 6 novembre 2024, a mercoledì alterni, dalle 17 alle 19: in presenza, online o registrato su piattaforma disponibile H24 per due anni.
PROGRAMMA
Mercoledì 6 novembre. Lezione 1: Il segno del Genio. Come nasce il mito dell’artista. Sul finire del Quattrocento il ruolo degli artisti nella società si separa decisamente da quello degli artigiani. Un lungo percorso che si consolida nel corso del secolo successivo, fino ad arrivare al Seicento quando ormai all’artista è concessa quella stravaganza che – ancora oggi crediamo – attribuiamo all’arte. Hanno finalmente smesso i panni degli artigiani per indossare quelli dell’artista moderno. Una lezione introduttiva per comprendere il mondo che cambia, anche attraverso la testimonianza dei tanti biografi d’arte e d’artisti che proliferano in questi secoli.
Mercoledì 20 novembre. Lezione 2. Mercato e mercanti: quando gli artisti iniziano a vendere sé stessi. Se la bottega medievale vede una precisa organizzazione che risponde a precise richieste della committenza, con l’autonomia intellettuale degli artisti nasce anche una produzione indipendente dalle richieste esterne. E di conseguenza, la necessità di trovare nuovi canali per vendere. E ancora, la necessità di produrre nuovi formati per l’arte (non più la pala d’altare, ma l’opera da cavalletto) che siano più adatti al mercato. E, di conseguenza, nuovi supporti (dalla tavola alla tela). E, di conseguenza, nuovi soggetti…e di conseguenza… l’ingresso nella modernità!
Mercoledì 4 dicembre. Lezione 3. La ri-nascita del ritratto. Il ritratto è un genere antico, ma tra Quattro e Cinquecento, epoca in cui si affermano signori e condottieri, prende nuova linfa e si rinnova sia in senso celebrativo, sia in senso intimistico. Gli studi di Leonardo da Vinci sulla fisiognomica e la psicologia sono lo specchio di una ricerca e di una nuova osservazione del vero che giungerà, con Bernini, al “ritratto parlante”, per arrivare ai bellissimi ritratti assorti del sette e ottocento.
Mercoledì 8 gennaio. Lezione 4. Il quadro astrale, la celebrazione dei potenti, la scienza che cura l’anima. Tra la fine del Quattrocento e inizio Cinquecento torna prepotentemente in auge il tema del calendario, che abbiamo già visto nel medioevo, ma con una declinazione nuova che è quella del quadro astrale del potente del luogo. Da Alessandro VI nell’appartamento Vaticano alla celebrazione di Agostino Chigi nella loggia di Galatea alla Farnesina della Lungara, al Ciclo dei Mesi di Schifanoia a Ferrara, il Rinascimento è ricchissimo di raffigurazioni dello Zodiaco. La stessa Venere di Botticelli si dovrebbe poter leggere come oroscopo di Lorenzo il Magnifico, che sarebbe stato domincato da Venere e Mercurio. A quelle dedicate a una persona in particolare, si aggiungono le sempre più numerose mappe astrali che hanno invece un intento scientifico, sia nel senso della conoscenza che rispecchia quella geografica della terra, sia in senso più ampio della conoscenza degli astri che – con i loro influssi – possono condizionare la salute e la psiche degli esseri umani. Un mondo esoterico poco conosciuto ai più, ma molto ben documentato dall’arte.
Mercoledì 22 gennaio. Lezione 5. Il Mito nell’arte. Abbiamo dedicato un intero corso alla mitologia interpretata dall’arte, ma riprendendo le fila del discorso quand’è che, nella modernità, essa riprende il ruolo importante e rinnovato dopo l’epoca classica? In un certo senso proprio insieme ai quadri astrali, non foss’altro perché moltissime costellazioni si riferiscono ai miti. E poi attraverso la riscoperta dell’antico, il Neoplatonismo rinascimentale e il desiderio di spiegare le pulsioni umane attraverso i miti. Vedremo che alcuni di essi hanno più successo in certe epoche o latitudini, magari per la ricorrenza di alcuni nomi (ad esempio Ercole e Alessandro), ma in realtà il successo più asto è destinato ai miti dell’Amore, soprattutto nel confronto tra quello del corpo e quello dello spirito.
Mercoledì 5 febbraio. Lezione 6. Arte sacra e Controriforma. Il Concilio di Trento è un vero terremoto nella storia dell’arte. Se fino al primo Cinquecento gli artisti se la vedevano con i loro committenti, ai quali poteva o meno piacere un’opera (ad esempio la prima Vergine delle Rocce di Leonardo fu rifiutata), ma non esisteva un parametro unico e univoco di valutazione, il Concilio di Trento diede regole precise per evitare che l’arte sacra veicolasse concetti non adatti al cattolicesimo. Ciò ebbe numerosissime conseguenze sia sugli artisti che operavano nel mondo cattolico, sia su quelli che operavano all’esterno di esso. Da un lato troviamo infatti una forma sempre più codificata della pala d’altare, in cui artisti come Tiziano e Raffaello primeggiarono nella produzione di opere esemplari che divennero dei veri e propri riferimenti. Dall’altro lato troviamo invece la produzione artistica dei paesi non cattolici, che si sposta verso una committenza privata con generi diversi, che poi piaceranno molto anche nell’area cattolica dell’Europa.
Mercoledì 19 febbraio. Lezione 7. La “pittura da cavalletto”: un mondo di eroi ed eroine. La fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento vedono una vera e propria esplosione del collezionismo d’arte. Non c’era potente che, a fianco alla collezione di statuaria classica, non avesse una propria quadreria. Quali erano i generi più praticati? Nell’Europa cattolica, va per la maggiore la pittura edificante, attraverso esempi immancabili. Un posto speciale spetta finalmente alle donne dal mito o dall’Antico Testamento: Lucrezia, Giuditta, Cleopatra, Susanna, un mondo di eroine che popola la pittura dal Cinquecento Ottocento.
Mercoledì 5 marzo. Lezione 8. Scene di genere e il genere del quotidiano. Prooprio con la pittura da cavalletto e con un importante contributo degli artisti del nord Europa, sia presenti in Italia sia attraverso il collezionismo internazionale, sul finire del Cinquecento nacque la cosiddetta “pittura di genere”: tratta da eventi della vita quotidiana, da ambientazioni in luoghi “turistici” o magari da serie di proverbi e soggetti moraleggianti (come sono ad esempio i dipinti di Vermeer) ma anche nature morte, vasi di fiori, tutti soggetti che avranno una grande fortuna fino alla nostra epoca. Saranno proprio gli Impressionisti e Van Gogh a dare nuovo impulso a questi temi visivi, con la rappresentazione del presente contemporaneo.
Mercoledì 19 marzo. Lezione 10. La natura morta come genere simbolico. Tra tutti i generi pittorici, la natura morta è in realtà quella che si affaccia per prima sulla scena, addirittura dall’epoca romana. Nel Medioevo la Natura morta, soprattutto con fiori e frutta, nel rappresentare delicati soggetti dalla breve esistenz diventa memento mori e vanitas: si tratta per la maggior parte di piccoli “brani pittorici” inseriti in contesti diversi. Ma è proprio nel Quattrocento che diventa un genere autonomo non solo nella pittura, basti pensare alle collezioni di oggetti simbolici (squadre, astrolabi, libri, clessidre) inseriti nelle tarsie lignee degli “studioli”. Il vero furore del genere in pittura è però proprio della fine del Cinquecento e Seicento, dove fiori, cesti, cibo, ma anche strumenti musicali, libri, raccontano in realtà un mondo simbolico e allegorico spesso molto complesso e non di rado legato sempre a significati religiosi o morali. Con il suo fascino di “vita silenziosa” è un genere che gode ancora oggi di moltissima fortuna, dal quale no furono immuni gli Impressionisti, Van Gogh, ma anche Carrà tanto per accennare ad artisti del Novecento italiano.
Mercoledì 2 aprile. Lezione 10. La pittura di Paesaggio. I primi paesaggi appaiono timidamente come sfondi degli episodi dell’arte sacra oppure dei temi mitologici. Sembrava che il paesaggio, la Natura senza la presenza dell’uomo, non fosse soggetto degno dell’arte, o almeno non sufficiente. Peraltro, una natura sì di sfondo, ma a volte rivelatrice di condizioni psicologiche speciali, come nella tempesta di Giorgione/Tiziano. Pian piano però iniziano a comparire paesaggi autonomi, magari come rappresentazioni di possedimenti di un potente, fino a diventare un genere autonomo, che passa da idillico a inquietante, da sereno a grandioso e potente. Una passeggiata attraverso le valli, i boschi e i mari della storia dell’arte fino allo sturm und drang e poi al naturalismo ottocentesco e all’impressionismo.
Mercoledì 16 aprile. Lezione 11. La battaglia e la guerra. Potrebbe sembrarci strano pensare alla guerra come soggetto dell’arte, eppure essa è ampiamente rpesente fin dall’epoca greca e romana. Venendo al periodo che ci interessa, ad esempio le famose battaglie di San Romano di Paolo Uccello rappresentano appunto tre momenti diversi dello scontro tra fiorentini e senesi avvenuto nel 1432. Due battaglie erano state commissionate a Michelangelo e Leonardo in Palazzo Vecchio a Firenze (rispettivamente la Battaglia di Cascina e la Battaglia di Anghiari), e così via. Le scene di guerra e di battaglia sono in realtà non solo un vanto per i committenti che celebrano una vittoria, ma una grande occasione per gli artisti, che possono dimostrare la loro competenza nel rappresentare la concitazione di uomini e animali, costruire spericolate prospettive, sfidarsi in composizioni affollate e complesse. Passano i secoli, ma non le guerre: la sintesi, ma anche la compassione – lui stesso usa questo termine – per la sorte dei soldati la troviamo nei silenti e desolati dipinti di Giovanni Fattori, che racconta il dimesso eroismo di queste persone senza nome che hanno costruito l’unità d’Italia.
Mercoledì 14 maggio. Lezione 12. La pittura a teatro, il teatro in pittura. Quanti di noi sono rimasti incantati dalle toilette delle signore a teatro dipinte da Zandomeneghi, da Renoir. Le ballerine, ma anche gli orchestrali e le cantanti di Degas, sono tutto un mondo. Toulouse Laurec è il poeta visivo dei Cafè chantant. Ma quando nasce questo genere? In realtà sempre nel Seicento. Agli artisti si chiedeva già dal rinascimento di immaginare della “macchine teatrali” (vi si dedicò anche Leonardo sia a Firenze sia a Milano), ma è nel Seicento che le scenografie barocche diventano una era prova per gli artisti: per esse dipingono bozzetti, disegnano, ma poi fissano anche il risultato delle loro fatiche in dipinti che restano a documentare il lavoro fatto. Ciò è dovuto principalmente alla nascita del Melodramma e poi del Teatrod ell’Opera, che diventa una delle attività sociali più importanti dell’età moderna e che ci accompagna fino alla fine dell’Ottocento.
Mercoledì 28 maggio. Lezione 13. L’arte dell’erotismo, l’erotismo nell’arte. Ebbene sì, esiste un genere preciso anche per questo! Avrete tutti presente la Maja Desnuda/Vestita di Goya, ma il genere esisteva da parecchio tempo prima: già nel Cinquecento Marcantonio Raimondi pubblicò a Roma, incorrendo nelle ire pontificie, il libretto illustrato de Li diversi modi (di far cosa lo immaginate da soli) a sua volta traendo incisioni dai disegni del suo amico Giulio Romano corredati da testi licenziosi di Pietro Aretino. Un vero successo editoriale! Ovviamete i protagonisti sono gli dei, ma cosa dire degli Amori di Zeus di Correggio? Modernissima la Venere allo specchio di Velasquez, sensualissime anche alcune veneri di Tiziano e dalla più celebre deriva, ad esempio, anche l’Olympia di Manet. Tra Sei e Settecento si diffonde poi la moda di rappresentare favorite e cortigiane nei loro boudoir, come le bellissime e formose ragazze di Fragonard e di Boucher. Una curiosa, divertente e per certi versi rigenerante passeggiata attraverso un genere artistico destinato sempre a un grande successo.
Mercoledì 18 giugno. Lezione 14. Questioni di Stile: gli ismi della storia dell’arte moderna. Manierismo, classicismo, gigantismo e, fino a tempi più recenti, naturalismo, verismo, impressionismo, per non parlare di tutte le avanguardie del Novecento. Arriva un momento in cui la storia dell’arte diventa piena di “ismi”, cioè di tendenze verso qualcosa. Coma accade? Per quale ragione, da un dato periodo, si sente il bisogno di riferirsi a qualcosa del passato o, in ogni caso, di creare delle correnti che vengono raggruppate sotto il suffisso ismo. Una piccola riflessione sulla nascita della consapevolezza degli artisti, ma anche sulla nascita di una letteratura d’arte antesignana della moderna critica.
MODALITA’ DI ISCRIZIONE
Quota di partecipazione intero corso 215 Euro da versare in anticipo in unica soluzione (205 nel caso di più corsi). Si può assistere anche a una sola lezione in presenza o online, con la quota di 18 Euro. Il corso è riservato ai soci con tessera associativa attiva (25 euro annui inclusa assicurazione R.C.). Tutte le tessere ancora attive vanno rinnovate a partire dal 1 gennaio 2025.
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Info e iscrizioni: artsharing.roma@gmail.com 338-9409180 392-2309098
La partecipazione al 70% delle ore dà il diritto all’attestato di frequenza UNIEDA per l’Educazione permanente degli adulti.
[Immagine: Vincent Van Gogh, La notte stellata, 1889 Moma NY. Wikimedia Commons]