Il senso del bello. La filosofia attraverso la storia dell’arte in 14 lezioni.

Un nuovo percorso tra filosofia e storia dell’arte
Con Penelope Filacchione
Un viaggio affascinante e inedito per esplorare la filosofia attraverso la storia dell’arte. Gli artisti hanno sempre partecipato dei fermenti culturali della loro epoca. Un viaggio affascinante: esplorare le idee filosofiche incarnate nelle opere d’arte, dai templi greci alle installazioni contemporanee. Un corso in 14 lezioni che intreccia pensiero e immagine, con ogni tappa dedicata a un periodo storico, un movimento artistico e un tema filosofico centrale.
Inizio mercoledì 5 novembre 2025, a mercoledì alterni, dalle 17 alle 19: in presenza, online o registrato su piattaforma disponibile H24 per due anni.
NB Certificato di frequenza UNIEDA (Unione Italiana di Educazione degli Adulti) al completamento del corso
PROGRAMMA
Mercoledì 5 novembre 2025 Lezione 1. L’Arte come immagine del pensiero mitico: la filosofia nascente.
L’umanità ha cominciato da subito a pensare in modo simbolico, interrogandosi sul senso dell’esistenza attraverso immagini, rituali e narrazioni visive. Qui l’arte non è ancora “estetica” nel senso moderno, ma è già profondamente filosofica.
Mercoledì 19 novembre – Lezione 2. L’arte come imitazione: Platone vs Aristotele.
La filosofia antica ha gettato le basi della teoria estetica occidentale. Qui l’arte viene interrogata non solo come espressione, ma come forma di conoscenza, imitazione e persuasione. Platone è il primo a distinguere tra mito e logos (ragione), ma non li oppone del tutto. Nei suoi dialoghi, usa spesso il mito per esprimere verità che la logica non può afferrare. Aristotele, nella Poetica, ribalta la prospettiva platonica, sostenendo che la mimesis è naturale fin dall’infanzia e che la rappresentazione è uno strumento utile alla conoscenza. Un concetto che sarà basilare anche nel Medioevo.
Mercoledì 3 dicembre – Lezione 3. Estetica nel mondo antico: l’arte come rappresentazione dell’ordine cosmico.
Una lezione di sintesi e anche una riflessione su come le civiltà classiche concepivano la bellezza non come semplice piacere visivo, ma come manifestazione dell’armonia universale. Qui l’arte diventa filosofia incarnata: proporzione, simmetria e misura sono espressioni visibili di un ordine invisibile, diversamente interpretata da Platone, Aristotele, Pitagora e poi nell’arte romana. Non una ricerca di originalità a tutti i costi, ma una espressione di perfezione formale. Ogni opera è una meditazione visiva sull’equilibrio e deve avere un portato chiaramente educativo.
Mercoledì 17 dicembre 2025 – Lezione 4. La bellezza è una Confessione: Simbolismo e trascendenza nell’arte cristiana
Arriviamo così alla teoria artistica della prima arte cristiana, che introduce il pensiero filosofico medievale. L’arte non è più solo rappresentazione, ma traduce in immagini il pensiero. Sant’Agostino, Pseudo-Dionigi l’Areopagita, Gregorio Magno ci insegnano che l’arte medievale non è fine a sé stessa: è un mezzo per accedere al divino, per contemplare l’invisibile attraverso il visibile.
Mercoledì 21 gennaio 2026 – Lezione 5. La luce come metafora: il neoplatonismo e l’arte gotica
Una delle lezioni più poetiche e filosoficamente dense del corso. Il neoplatonismo, rielaborazione tardo-antica del pensiero di Platone, influenzò profondamente la teologia medievale. Dionigi l’Areopagita (V–VI sec.), figura chiave, concepì la luce come manifestazione dell’essere divino. Tommaso d’Aquino riprenderà questi concetti, ma Dionigi resta il riferimento mistico per l’estetica gotica. Scopriamo così come l’architettura gotica e il pensiero neoplatonico convergano in una visione spirituale dell’arte, dove la luce diventa il ponte tra il mondo sensibile e quello divino.
Mercoledì 4 febbraio – Lezione 6: Arte e Teologia – Tommaso d’Aquino e l’Estetica del Sacro
Un punto cruciale è comprendere come la filosofia scolastica abbia influenzato profondamente l’arte medievale, trasformandola in uno strumento di verità e contemplazione. Tommaso d’Aquino (1225–1274), figura centrale della scolastica medievale, cercò di armonizzare la fede cristiana con la ragione aristotelica. La bellezza come attributo dell’essere: secondo Tommaso, il bello è ciò che piace alla vista, ma anche ciò che manifesta ordine, proporzione e chiarezza. Ma l’essere è anche unitas (unità), veritas (verità), pulchritudo (bellezza), tre aspetti che si riflettono nell’arte sacra. L’arte è allora imitazione della creazione divina: l’artista non è solo un artigiano, ma partecipa all’atto creativo di Dio.
Mercoledì 18 febbraio – Lezione 7. La più mirabile delle creature: antropocentrismo e prospettiva nell’arte del Quattrocento
“L’uomo è il più mirabile tra le creature: può degradarsi al livello delle bestie o elevarsi fino agli angeli.” Giovanni Pico della Mirandola.
Questa frase è il manifesto dell’antropocentrismo rinascimentale: celebra la libertà, la responsabilità e la potenza creativa dell’essere umano. È come se l’universo stesso si piegasse attorno alla sua capacità di scegliere, pensare e creare.
Mercoledì 4 marzo – Lezione 8. La bellezza come accordo tra le parti. Il bello come equilibrio nella filosofia rinascimentale
“La bellezza è l’accordo tra le parti, tale che nulla può essere aggiunto, tolto o cambiato senza distruggere l’insieme.” — Leon Battista Alberti, De re aedificatoria
Nel Rinascimento, il Bello è concepito come equilibrio tra forma e contenuto, tra corpo e spirito, tra umano e divino. L’arte diventa un mezzo per rivelare l’armonia dell’universo, e il pensiero filosofico si intreccia con la geometria, la musica e l’architettura.
Mercoledì 18 marzo – Lezione 9. La Natura come specchio del Divino: Leonardo, la filosofia e la scienza nell’arte rinascimentale.
Nel Rinascimento il confine tra artista, filosofo e scienziato si dissolve: l’arte non è solo rappresentazione, ma indagine sul reale, e la bellezza diventa un modo per comprendere le leggi che governano la natura.
La Natura e i suoi fenomeni non sono più un misteri da temere, ma specchio del divino, un ordine da esplorare. L’artista diventa anche scienziato, e la filosofia si fa empirica: non a caso Leonardo da Vinci considera l’arte come strumento di conoscenza. Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Galileo Galilei rifiutano l’autorità dogmatica e propongono una filosofia della natura basata sull’esperienza.
In sintesi, l’artista rinascimentale non copia la natura: la interroga, la scompone, la ricostruisce.
Mercoledì 15 aprile – Lezione 10. La crisi della ragione: arte e filosofia nella cultura del Seicento
Il Seicento è un’epoca di contrasti, tensioni e profondità emotiva. Il Barocco non è solo uno stile artistico: è una visione del mondo, una filosofia visiva che riflette l’instabilità dell’uomo, il mistero della fede e la teatralità della vita. Tra tutti i pensatori dell’epoca, Pascal è l’interprete del pensiero tragico: in un’Europa attraversata da guerre, riforme religiose, scoperte scientifiche e inquietudini metafisiche, la fiducia rinascimentale nell’armonia lascia spazio al dubbio, alla tensione tra finito e infinito.
Mercoledì 29 aprile – Lezione 11. La bellezza come necessità: illuminismo e post illuminismo
“Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!”
Immanuel Kant, Risposta alla domanda: Che cos’è l’Illuminismo?
“Togli ai cuori l’amore per il bello, e avrai tolto tutto l’incanto della vita.” J.J. Rousseau
Nel cuore del XVIII secolo, la luce della ragione si propone di rischiarare le tenebre dell’ignoranza: l’arte, in questo contesto, non è più solo espressione estetica o spirituale, ma diventa strumento pedagogico, veicolo di verità, e manifestazione dell’ordine razionale. C’è però un contraltare alla ragione ed è il sentimento: la frase di Rosseau rappresenta proprio quest’altro lato del pensiero, per cui il Bello è ciò che ci riconnette alla nostra natura profonda, libera e sensibile — un’idea che si riflette nell’arte come strumento di verità e armonia.
Mercoledì 13 maggio – Lezione 12. La rivoluzione emotiva. Romanticismo e soggettività
A cavallo tra Sette e Ottocento, nel pieno delle guerre napoleoniche, si svolge un’epoca in cui Il Romanticismo è una rivoluzione emotiva e filosofica: l’arte smette di cercare l’ordine universale e si immerge nel tumulto dell’interiorità, mentre l’artista non rappresenta il mondo, ma lo vive, lo sogna, lo soffre. Ecco allora dove collocare il pensiero di Arthur Schopenhauer, che vede l’arte come fuga dal dolore, mentre per Friedrich Schelling, Novalis e Fichte l’Io è creatore del mondo e la natura è lo specchio dell’anima. La poesia e la pittura diventano filosofia incarnata , visione interiore.
Mercoledì 27 maggio – Lezione 13. Novecento: Nietzsche e l’arte ribelle
“Bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante.”
Questa frase, tratta da Così parlò Zarathustra, è un manifesto dell’estetica nietzscheana: l’arte non nasce dall’ordine, ma dalla tensione, dalla vertigine, dalla forza creativa che sfida ogni forma prestabilita. È il cuore pulsante delle avanguardie, dove l’artista non imita il mondo — lo reinventa.
Nel cuore della modernità, dove l’arte smette di cercare il bello e inizia a sfidare, rompere, trasformare. È il momento in cui l’artista diventa filosofo ribelle, e l’opera d’arte diventa un grido, un gesto, una domanda aperta.
Mercoledì 17 giugno – Lezione 14. E oggi? La crisi del significato nell’epoca del Post Modernismo.
“La simulazione non è ciò che è falso, ma ciò che sfugge al vero e al falso.”
Jean Baudrillard, da Simulacri e simulazione
Questa frase è il cuore del pensiero postmoderno: l’arte non cerca più di rappresentare il reale, ma lo dissolve, lo moltiplica, lo mette in scena. È il tempo dell’iperreale, dove il senso non è dato, ma continuamente rimesso in discussione.
Ancora, Jean-François Lyotard afferma: “Semplificando al massimo, possiamo considerare ‘postmoderna’ l’incredulità nei confronti delle metanarrazioni.” (La condizione postmoderna)
Questa frase è una chiave di lettura fondamentale: nel postmoderno non ci sono più verità assolute, né grandi racconti che spiegano il mondo. L’arte, di conseguenza, si frammenta, ironizza, si moltiplica e spesso si rifugia nel gioco, nel vuoto, nella provocazione.
Ci troviamo ora in un territorio frammentato, spesso inquietante, dove l’arte non cerca più verità assolute, ma gioca con i significati, li decostruisce, li moltiplica. È il tempo del postmoderno: il tempo della fine delle certezze.
MODALITA’ DI ISCRIZIONE
Quota di partecipazione intero corso 225 euro da versare in anticipo in unica soluzione (220 nel caso di più corsi). Si può assistere anche a una sola lezione in presenza o online, con la quota di 18 euro. Il corso è riservato ai soci con tessera associativa attiva (25 euro annui inclusa assicurazione R.C.). Tutte le tessere ancora attive vanno rinnovate a partire dal 1° gennaio 2026.
Se non ricordi come associarti clicca QUI
Info e iscrizioni: artsharing.roma@gmail.com 338-9409180 392-2309098
La partecipazione al 70% delle ore dà il diritto all’attestato di frequenza UNIEDA per l’Educazione permanente degli adulti.
[Immagine: Vincent Van Gogh, La notte stellata, 1889 Moma NY. Wikimedia Commons]