Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta. Visita guidata

da | Dic 31, 2021 | 0 commenti

Una visita guidata ad una bellissima mostra davvero particolare il 29 gennaio 2022 alle 10.00: Caravaggio e Artemisia Gentileschi a confronto (con Penelope)

 

Nel 1951, mentre a Milano si svolgeva la prima grande mostra su Caravaggio curata da Roberto Longhi, un restauratore si ricordò di un dipinto visto in una casa privata di Roma: era una Giuditta e Oloferne attribuita a Orazio Gentileschi. Il restauratore era Pico Cellini, uno dei massimi del Novecento in questa professione: immediatamente vi riconobbe la mano di Caravaggio, segnalò il dipinto a Roberto Longhi che fece addirittura prorogare la mostra per poter inserire anche il dipinto ritrovato.

L’autografia è certissima: il dipinto fu realizzato da Caravaggio nel 1599 per il banchiere Orazio Costa, che fu uno dei primissimi collezionisti del Merisi. Da partire dal 1639 si persero le tracce del dipinto, che per via ereditaria arrivò però in un’altra casa signorile romana dove rimase fino al 1971. In quell’anno fu acquisita dallo Stato Italiano che la assegnò alla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini: oggi la mostra celebra il famoso cinquantenario dell’ingresso del quadro in collezione.

La cosa incredibile è che della Giuditta di Caravaggio non si diffusero neanche copie immediate: il banchiere committente ne era così geloso che le impedì (cosa rarissima per quei tempi), ma il modello in qualche modo circolò lo stesso e fu ripreso, rielaborato e comunque reso noto.

La mostra di Palazzo Barberini crea un confronto eccezionale con il prestito della Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi conservata alla Galleria di Capodimonte a Napoli: un confronto davvero esplosivo . L’opera della pittrice data infatti al 1612-13, non troppo dopo il processo per mancata promessa di matrimonio (non per stupro come comunemente si riporta) nei confronti di Agostino Tassi: ne esiste un’altra versione leggermente più grande agli Uffizi, ma gli studi fanno credere che questa di Napoli oggi esposta a Roma sia la prima, quella su cui la giovane artista si è esercitata apportando modifiche e ripensamenti molto studiati ai raggi X. 

La suggestione che l’enfant prodige in gonnella abbia potuto dare almeno a un’occhiata al dipinto di Caravaggio non è peregrina: il padre Orazio era uno stimato pittore che sicuramente era tenuto d’occhio dal suo omonimo banchiere collezionista. 

Intorno a queste due opere si snoda una mostra in quattro sezioni: Giuditta al bivio tra maniera e natura – con opere dal Cinquecento quando questo tema si affaccia all’iconografia – Caravaggio e i suoi primi interpreti – con le opere dei primissimi caravaggeschi che sembrano in qualche modo essere influenzati dall’opera portentosa – Artemisia Gentileschi e il teatro di Giuditta – con le opere di padre e figlia a confronto e altri celeberrimi contemporanei, come Giovanni Baglione affine e poi rivale di Caravaggio – Le virtù di Giuditta – in cui il tema viene messo a confronto con quello di Salomè e di David affrontato da altri artisti.

L’iconografia di Giuditta e Oloferne ha una storia lunghissima (QUI un’interessante carrellata dal medioevo al Novecento): l’eroina biblica salva la città di Betulia dall’invasione degli Assiri di Nabucodonosor guidati dal generale Oloferne. L’uomo si invaghisce della donna, che, vistolo ubriaco, lo uccide nella sua tenda e salva il suo popolo. Sanguinaria o virtuosa che una i mezzi a disposizione delle donne? Il tema è senza dubbio edificante nella sua intenzione, ma la sua lettura nell’arte cambia moltissimo nel tempo. Ha comunque una grande fortuna tra i pittori del Cinque e Seicento, soprattutto per le opere da cavalletto – vale a dire i dipinti su tela di dimensioni contenute adatti per i collezionisti e le loro dimore – è ha tutti gli ingredienti per piacere: la giovane e bella dama in costume più o meno esotico, in contrasto con la vecchia fantesca sua aiutante, la scena notturna a lume di fiaccola o lucerna permettono virtuosismi tecnici del pennello molto apprezzati nei riflessi delle luci e dei tessuti. La concitazione del momento permette tagli prospettici anche spericolati. La stessa rappresentazione della determinazione della donna, debole per definizione, in un’azione sanguinosa a lei apparentemente contraria consente una notevole indagine psicologica. Nel Novecento Giuditta cambia e diventa la donna castrante, fa coppia con Salomé e diventano le seduttrici da cui guardarsi. 

C’è quindi ben più della storia personale di uno o l’altra artista, ma un viaggio nel pensiero di un’epoca in questa mostra preziosa che mette per la prima volta a diretto confronto due maestri – Artemisia e Caravaggio – che si sfidano a colpi di pennello. 

 INFO PRATICHE

Prenotazione obbligatoria all’indirizzo artsharing.roma@gmail.com oppure via WhatsApp al 338-9409180: la prenotazione risulta convalidata solo al versamento della quota del biglietto secondo le indicazioni che riceverete al momento in cui ci contatterete.

Biglietto intero 16,00 euro comprensivo di diritti di prenotazione. Previste riduzioni per ragazzi e studenti. Quota visita guidata: 10 euro soci, 12 euro ospiti occasionali. Appuntamento 20 minuti prima dell’ingresso.

ATTENZIONE: per chi ha prenotato il biglietto per la visita guidata alla mostra di Plautilla Bricci il 15 gennaio il biglietto per questa mostra è di soli 3 Euro.

Ulteriori info per partecipare alle nostre attività si trovano QUI

ATTENZIONE: l’accesso è consentito solo nel rispetto delle norme vigenti per il contenimento del Covid19. Il controllo verrà effettuato dal personale del museo: nel caso in cui il visitatore non rispondesse ai requisiti perderà la quota del biglietto e della visita guidata. Al momento sono richiesti super green pass e mascherine Ffp2.